Proposta Radicale 37 2026
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Editoriale

Fanno raramente “notizia” le notizie che arrivano dal carcere. Per esempio: F.A., 38 anni, di Mazara del Vallo. Muore il 21 gennaio, nel carcere di Augusta; giorni di dolori al petto, un ricovero d’urgenza all’ospedale di Siracusa. Secondo quanto ricostruito dai familiari, accusa forti dolori al petto già dal 14 gennaio. Più volte accompagnato in infermeria, visitato dal medico di guardia. Nella denuncia contro ignoti per omicidio colposo si sostiene che non sarebbero stati effettuati accertamenti diagnostici approfonditi: ci si sarebbe limitati a somministrare antidolorifici, ipotizzando dolori intercostali legati a uno stato influenzale. Eppure, il dolore si fa più intenso, F.A. non riesce neppure ad alzarsi dal letto. Il 17 gennaio perde conoscenza. Trasportato d’urgenza in ospedale rimane in coma fino al decesso. I familiari dicono di non essere stati informati né del ricovero né del peggioramento delle condizioni cliniche. La notizia della morte comunicata solo alle 14 dello stesso giorno dai carabinieri.

Dalla Sicilia al Lazio. Viterbo, carcere di Mammagialla. La struttura sconta un doppio squilibrio: mancano gli effettivi per garantire la sicurezza; le celle ospitano una popolazione ben superiore a quella consentita. A fronte di una capienza regolamentare di 440 posti, quelli effettivamente disponibili sono 405. I detenuti sono 688, un tasso di affollamento che tocca il 170%, quasi 300 persone in più rispetto alla disponibilità reale. Gli organici: mancano almeno 64 agenti di polizia penitenziaria. Una carenza di personale che incide sulla fatica fisica degli operatori e compromette la sicurezza stessa dei luoghi di lavoro.

Ora a Genova. Il detenuto prepara il cappio in diretta, davanti alle telecamere, ma nessuno se ne accorge. L’avvocato del detenuto suicida aveva avvertito che era a “rischio”. Invano. Per questo il tribunale civile di Genova ha condannato il ministero della Giustizia a risarcire con circa 80mila euro il figlio del detenuto. Per i è un caso lampante di “mancata vigilanza”. Non la pensa così il ministero, che presenta ricorso; nonostante il detenuto fosse stato sottoposto a perizie psichiatriche e risultasse un precedente tentativo di suicidio, “normale” non fosse sottoposto a specifica sorveglianza.

Nel 2025, 80 detenuti si sono ufficialmente tolti la vita. Altri 161 sono morti per cause rubricate sotto la voce: “altre”.

L’ultimo rapporto di “Antigone” informa che i tribunali italiani hanno dato ragione a 5.837 detenuti che hanno denunciato trattamenti inumani o degradanti in carcere. Una media di dodici-tredici abusi o trattamenti al giorno. Numeri che superano quelli che nel 2013 portarono l’Italia alla condanna davanti alla Corte di Strasburgo con la sentenza Torreggiani, che all’epoca sembrò l’inizio di una stagione di riforme.    

“Antigone” ha visitato 118 istituti penitenziari per adulti su 190 esistenti, e tutti e 19 gli istituti penali per minorenni. Alcune “descrizioni”. Susanna Marietti, responsabile dell’Osservatorio minori, racconta cosa ha trovato durante una visita al carcere minorile di Bologna: refettori impraticabili e ragazzi ammassati tra i rifiuti, in celle prive di arredi. In un buco isolato, un diciassettenne psichiatrico vegetava tra vetri rotti e pavimento allagato. Chiedeva solo una doccia, immobile nell’acqua, mentre i compagni ne ascoltavano i lamenti notturni. La denuncia pubblica di Antigone ha avuto effetti immediati. L’istituto è stato sottoposto a una pulizia straordinaria e la Regione Emilia-Romagna ha richiesto un’ispezione urgente dell’Ausl, che ha confermato gravi criticità legate a igiene, manutenzione, sicurezza e sovraffollamento. E per quel ragazzo fragile, almeno, si è finalmente aperta la possibilità di un’alternativa al carcere.

Ancora: un forte aumento degli ingressi di minori in carcere che “comporta maggiore complessità nella gestione degli Istituti penali per minorenni”. Diminuiscono i ragazzi che beneficiano della messa alla prova in alternativa al carcere; la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare. È la cruda fotografia che si ricava dalla Relazione del ministero della Giustizia su “La disciplina dell’esecuzione delle pene nei confronti dei detenuti minorenni” relativa all’anno 2025, inviata nei giorni scorsi al Parlamento.

Nel documento si afferma che “sarà importante verificare, nel corso degli anni, se il dl del 15 settembre 2023, n. 123, cosiddetto “decreto Caivano”, – che è intervenuto precludendo l’accesso alla messa alla prova per alcuni delitti – produrrà modifiche relativamente alle fattispecie di reati dei giovani che accedono alle misure di comunità”. Le alternative al carcere, per capirci. E dire che il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in risposta ad alcune interrogazioni, aveva ammesso che “il comparto minorile vive un frangente di pregnante criticità, dovuto al sovraffollamento”, ma questo “non ha minimamente risentito delle modifiche introdotte dal ‘decreto Caivano’”.

I dati del Dipartimento per la giustizia minorile del ministero, al contrario, rivelano un quadro preoccupante. Il numero degli ingressi negli istituti penali per minorenni dagli 813 del 2021 “sale” ai 1.197 del 2025. Un aumento provocato soprattutto da nuovi provvedimenti di custodia cautelare. Nello stesso periodo diminuiscono le messe in prova: dalle 230 del 2022 alle 189 del 2025.

“Pillole” di quello che accade ogni giorno, da sempre, nelle carceri italiane: quell’epifenomeno, come lo definiva Marco Pannella, di quel degrado e quell’intollerabile/tollerata inciviltà che è l’amministrazione della giustizia in Italia.

Già un anno fa, nel fascicolo 30-31, abbiamo dedicato un numero monografico di “Proposta Radicale” ai “detenuti suicidi, morire di carcere”, con interventi e scritti di Massimo Barra, Piero Calamandrei, Giampaolo Catanzariti, Maria Antonietta Farina Coscioni, Giovanni Maria Flick, Marco Pannella. In precedenza (n.26-27), abbiamo pubblicato un prezioso rapporto elaborato dal CNEL, “Carcere, recidiva zero. Istruzione, formazione, lavoro”, con una corposa premessa del suo presidente Renato Brunetta.

Ritorniamo sulla questione con un altro “speciale”, che contiene gli atti del convegno “Detenzione e suicidi: i luoghi del dolore e della disperazione”,  organizzato dalla “Fondazione Villa Maraini” – Croce Rossa e dall’Istituto Luca Coscioni. “Chiude”, una tabella impressionante curata dall’associazione “Antigone”: le morti (non solo i suicidi) in carcere dal 1992 a oggi: i “numeri” di quella che non è esagerato definire una strage.

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